Huachicoleros

Questo racconto è stato scritto per un contest. La traccia consisteva nel comporre una storia breve sul tema dell’amicizia, ispirata alla canzone Count on me di Bruno Mars. Buona lettura.


«Esa es una locura» affermò Blanca.

Monica strinse forte la bottiglia di Dos Equis, cercando di mantenere la calma.

«Stammi a sentire» dichiarò, tamburellando nervosamente le dita sulla etichetta bagnata della birra. «Vuoi davvero che vada avanti così?»

Blanca sospirò. «Certo che no.»

«Allora qual è il problema?»

«Troppo rischioso, Monica.»

La ragazza si infervorò, e le guance le divennero paonazze, dello stesso colore del rossetto che aveva sulle labbra.

«No es solo gasolina, hermana» affermò, indicando la città alle loro spalle. «Es nuestra gente, nuestro pueblo… Nuestra vida.»

La città di León si stagliava imponente al di là del tettuccio di lamiera ondulata della veranda del bar di periferia dove stavano sedute le due ragazze. El Bajío, la grande pianura dello stato di Guanajauto, al centro del Messico, si estendeva a perdita d’occhio in direzione sud. Era dominato a settentrione da una fila di brulli colli piuttosto alti, tempestati di pietre sparse, cactus, arbusti e strade polverose che si arrampicavano fino alle cime.

«Abbiamo una occasione unica. Conosco con esattezza l’ora e il posto. Non possiamo assolutamente stare a guardare» insisté la ragazza dai lisci capelli, neri come l’ebano.

«Sai che sono d’accordo con te» rispose Blanca, seria. «Ma questa volta è davvero troppo. Ti farai ammazzare.»

«E allora cosa dovremmo fare? Stare a guardare questi vampiri, che ci succhiano via il sangue?»

Blanca scosse la testa piano, sospirando. Giocherellò con l’aranciata, ormai finita da un pezzo, abbassando lo sguardo.

Monica all’improvviso afferrò la Dos Equis, se la portò alle labbra scarlatte, e bevve con un unico sorso la birra rimasta. Poi si pulì con il dorso della mano.

«Io vado. A mezzanotte. Con o senza di te.»

Lasciò una banconota sul tavolo, si alzò e se ne andò.

Blanca sospirò. Non sapeva proprio cosa fare. Il gestore del bar le si avvicinò.

«La cuenta, señor, por favor

L’uomo con il grembiule annuì, lisciandosi i folti baffi. «Todo bien?» le chiese, prendendo le bottiglie vuote.

Blanca annuì. «A huevo, señor

Una leggiadra melodia, metà folk e metà reggae, si diffondeva nell’aria dai vecchi altoparlanti piazzati sopra il bancone.

« If you ever find yourself stuck in the middle of the sea… I’ll sail the world to find you.»

L’uomo sorrise. Quel cantante era un mezzo gringo, ma dopotutto ci sapeva fare, con gli accordi. Si ritrovò a fischiettare la melodia senza quasi volerlo.

Blanca aveva la testa altrove, e non si accorse di nulla.


Il freddo vento del Bajío fece rabbrividire Monica. Acquattata sotto un fico d’india, la ragazza osservava impaziente l’arido campo al di là della stradina sterrata.

Le tunas, i rossi frutti del cactus, erano mature. Ce ne erano così tante in giro, che la gente non perdeva tempo a raccogliere quelle selvatiche, decisamente troppo piene di semi rispetto alle varietà coltivate per destare interesse. Sarebbero cadute a marcire al suolo, fra la polvere e la siccità.

Era notte, il cielo nuvoloso nascondeva la luna, e le luci della città erano troppo lontane. Si vedeva poco e niente… Manuel le aveva però assicurato che la telecamera a infrarossi funzionava benissimo anche al buio.

Guardò il cumulo di terra in mezzo al campo incolto. C’erano due strisciate di pneumatici che partendo dalla strada, distante un centinaio di metri, attraversavano il campo fino a fermarsi nei pressi della montagnetta. Aguzzando la vista, riuscì a scorgere uno scintillio metallico poche decine di metri più avanti. Era il filo spinato che delimitava l’area dell’oleodotto ufficiale.

I vampiri avevano realizzato un by-pass coi fiocchi. Avevano scavato un tunnel che univa lo snodo ufficiale al vecchio condotto, sempre di Pemex ma in disuso, che scorreva parallelo ad un paio di chilometri di distanza.

Appena fuori dall’area chiusa dal filo spinato avevano piazzato la sorgente abusiva. Le strisciate di pneumatici, che nemmeno si curavano di nascondere, erano la prova che quei succhiasangue venivano spesso a rifornirsi.

Sì, aveva decisamente trovato il posto giusto.

Sospirò. Blanca non era venuta. Era sola. Tuttavia, non doveva farsi scoraggiare.

Un po’ la capiva. La sua amica aveva qualcosa da difendere… Lei non più.

 Strinse l’asta della telecamera, e uscì allo scoperto. Le sue Converse, slacciate, calpestavano la polvere e i ciuffi d’erba al limite del campo. Si guardava intorno, furtiva… Ma non c’era anima viva.

Quando le sembrò di essere abbastanza vicina, piantò l’asta con la piccola telecamera sul suolo sabbioso. Accese il wi-fi, aprì l’applicazione e lanciò la registrazione.

Due piccoli led, uno rosso ed uno blu, si accesero sulla telecamera. Era un problema. I huachicoleros avrebbero potuto vedere le lucette, nell’oscurità della campagna. Ma aveva la soluzione. Si era portata un rotolo di nastro isolante, che applicò velocemente sulla scocca della telecamera, oscurando i led.

In quel momento sentì il rumore di un veicolo. Con il cuore in gola, abbandonò la telecamera e corse al riparo sotto il cactus, al bordo del campo.

Il mezzo non tardò ad arrivare. Era un lungo fuoristrada bianco, con le ruote enormi e le luci a faretto sul tettuccio. L’ampio cassone posteriore era occupato per intero da una enorme cisterna.

Monica fissò sgomenta il fuoristrada. Per un pelo non si era fatta beccare. Poi, mise a fuoco bene la fiancata del mezzo, e sentì il sangue ribollirle nelle vene.

La scritta Pemex, in verde su sfondo bianco, non lasciava spazio a dubbi. Quello era un fottuto mezzo della compagnia… Fino a che punto la mafia estendeva il controllo su quel mercato? Fino a che punto i vampiri avevano accesso all’interno della Pemex?

Forse, avevano rubato il veicolo… Scosse la testa, nel buio. Era più probabile che ci fosse qualche talpa all’interno della compagnia stessa. Un vile senza scrupoli che vendeva la sua integrità per denaro.

Monica era sul punto di esplodere di rabbia.

Il fuoristrada in quel momento si fermò. Alcune sagome scesero, ridendo e sbattendo le portiere. Estrassero un lungo tubo dal cassone, e lo trasportarono fino al cumulo di terra. Lavoravano come se niente fosse.

Erano tranquilli, i porci. La ragazza si impose di rimanere calma. Non avrebbe dovuto fare niente. Solo filmare, e preparare un pacchetto. Poi avrebbe trovato un destinatario giusto per quella merce che scottava. Aveva giusto un paio di idee…

Forse AMLO in persona, che diamine.

Qualunque cosa, pur di fermare quei vampiri che succhiavano il sangue della sua gente… Per la povera anima di suo padre, per quella di suo fratello.

Per il suo popolo.

Un rumore la riportò alla realtà. I huachicoleros avevano azionato la pompa. Stavano pompando il carburante nella cisterna, continuando a parlare allegramente fra loro.

Monica contò una, due, tre figure nella penombra della notte.

Guardò intorno, soddisfatta, cercando con lo sguardo la telecamera, anche se sapeva che non sarebbe stato facile vederla…

E improvvisamente il cuore le saltò un paio di battiti. Affannosamente, strizzò gli occhi cercando di mettere a fuoco.

Non si era sbagliata.

L’asta era caduta, inclinandosi, e la telecamera puntava invano verso il cielo nuvoloso.

Imprecò sottovoce. Avrebbe dovuto rialzarla.

Uscì allo scoperto, con gli occhi fissi verso i tre uomini intorno al tubo piantato in terra, avanzando carponi sul suolo.


Blanca era uscita tardi dal lavoro, anche quella sera.

Era distratta, e il capo l’aveva rimproverata un milione di volte. Non riusciva a pensare ad altro che al folle piano di Monica.

Si conoscevano da quando erano bambine, e lei era sempre stata ribelle, anticonformista e spericolata. Il padre gestiva un distributore, ed era rimasto coinvolto nel giro del carburante rubato. Non era una cattiva persona, rifletté la ragazza. Solo che in Messico era dura tirare avanti una piccola attività, e si era ritrovato incastrato in affari loschi, probabilmente contro la sua volontà. Il fratello di Monica, Francisco, era sempre stato un superficiale frivolo, tutto il contrario di sua sorella… E quando aveva lasciato le penne in una esplosione, proprio durante un furto di benzina, suo padre era finito sotto il mirino delle bande organizzate.

Monica era rimasta orfana, e da allora non si dava pace, organizzando manifestazioni e sensibilizzando la gente al problema degli huachicoleros in ogni modo possibile. Blanca la capiva, e la sosteneva…

Ma non era abbastanza, a quanto pareva. Ora Monica voleva passare ad azioni più dirette. Spionaggio, sabotaggio, e va a capire cos’altro aveva in mente.

Sua madre aprì il pacchetto con i tacos d’asporto che aveva preso al baracchino giù in strada.

«Ahorita me voy. Come, por favor

Blanca annuì distrattamente. L’odore era invitante, e aveva una fame da lupi. Gettò un’occhiata dentro al pacchetto.

Tacos al pastor con nopales. I suoi preferiti.

«Tengo la mamita mejor del mundo» commentò. Strizzò la bustina con la salsa chipotle, e cosparse di prezioso sugo piccante i nopales verdi, dandogli un aspetto magnifico. Nessuno dei suoi compagni gringos, con i quali aveva studiato in California, avrebbe mai indovinato che quella delizia altro non era che la parte carnosa del cactus dei fichi d’india, opportunamente privata delle spine e cotta.

Sua madre sorrise, e uscì, lasciandola sola con i suoi pensieri.

Blanca mangiava, tornando a pensare al problema di Monica. Si sarebbe cacciata nei guai di sicuro… Quelli avevano già fatto fuori il padre, non ci avrebbero messo molto a finire il lavoro.

Sovrappensiero, si ritrovò a canticchiare una canzone.

«You can count on me like one, two, three…»

Oddio, ma dove l’aveva sentita? Poi ricordò. Al bar, quella mattina a pranzo, con Monica.

La maggior parte dei messicani, per non dire tutti, non sapevano certo riconoscere le parole di una canzone in inglese. La propria lingua rappresentava l’orgoglio del popolo, mentre l’inglese era degli stranieri oppressori. Perché affannarsi a impararlo?

Blanca era diversa, però. Lei aveva studiato, e capiva quelle parole. Lei era andata di proposito fra le grinfie del lupo, per cinque lunghi anni di college.

E tuttavia, ora era tornata. Come mai? Perché aveva buttato al vento l’occasione di restare, di vivere una vita migliore?

Per stare dietro a sua madre? Per l’orgoglio messicano? Per cercare di risolvere problemi irrisolvibili, radicati da secoli dentro l’anima del suo stesso popolo, come voleva fare Monica?

La ragazza non aveva risposte.

Strinse la testa fra le mani, completamente indecisa su cosa fare.

«And I know when I need it, I can count on you like four, three, two…»

Facile, pensò. Quando si nasce alle Hawaii, si ha talento, si diventa ricchi e famosi… Sarebbe facile, essere amici così.

Le persone normali, però, navigano nella merda per la vita intera.

Tuttavia, non si lasciano sommergere…

Forse, pensò Blanca, l’unica differenza era quella.


Monica aveva il cuore in gola. Era arrivata nei pressi della telecamera, strisciando fra l’erba rada, ma non riusciva a trovarla.

Era così vicina ai tre uomini che poteva vedere i loro volti. Due erano ragazzi, non avevano che l’ombra di una barba sul viso. Il terzo era un anziano, con il sombrero calato sul viso, la camicia aperta sul petto, e la pistola in mano.

Ovviamente, ti pare? Che viaggiassero disarmati? Non sia mai.

La ragazza deglutì. La sua mano finalmente tastò qualcosa fra i ciuffi d’erba. Era la telecamera. Sollevò piano l’asta, muovendosi al rallentatore, e la piantò per terra, rivolgendo l’obiettivo verso il tubo che stava aspirando benzina dal condotto.

Il rumore basso della pompa era intenso. Ormai erano due minuti buoni che i tre stavano pompando carburante. Monica non aveva idea di quanto ci avrebbero messo.

Lasciò la telecamera, che fino a quel momento aveva tenuto fra le mani. L’asta rimase ritta. Tirò un sospiro di sollievo.

In quel momento l’uomo anziano, distante in linea d’aria non più di dieci metri, girò la testa verso di lei.

Monica si accorse con orrore di aver del nastro adesivo appiccicato alle dita.

I led della telecamera erano liberi.

L’uomo aveva visto la lucetta. Aveva visto anche lei.

Mise mano alla pistola, e urlò.

Monica prese la telecamera, si alzò e cominciò a correre, senza voltarsi.

I due ragazzi si gettarono all’inseguimento. Le loro voci echeggiarono nella pianura buia, il rumore dei loro passi si avvicinava sempre più.

Monica corse come mai aveva fatto prima, in vita sua. Aveva le ali ai piedi…

Ma aveva anche le scarpe slacciate.

Inciampò e cadde miseramente, rotolando sulla polvere. Le furono addosso, la bloccarono. Si divincolò, ma erano in due, giovani e forti.

La trascinarono di peso davanti al fuoristrada, sotto la luce dei faretti. Davanti all’uomo anziano.

Egli guardò la ragazza dai capelli neri, impolverati, e dal rossetto sbavato sulle labbra.

«Pinche cabróna, que haces aquí?»

Monica non rispose. Sostenne il suo sguardo, e sputò per terra.

Uno dei due ragazzi la indicò.

«Mira, carnal. Es la hija de Alvaro.»

«Quien?»

«Alvaro. Se lo cargó la chingada

L’uomo annuì, riconoscendola.

«E lei farà la stessa fine» sentenziò, alzando la pistola.

Monica, fino a quel momento impavida, sentì la paura contorcerle le viscere.

Davvero stava per finire tutto?

Con il cuore in gola, si sforzò di mantenere gli occhi aperti, fissando l’uomo che stava per spararle.

Bang!

Bang! Bang!

Uno, due tre colpi. Monica si guardò intorno incredula.

I tre uomini erano caduti a terra, uno dopo l’altro, senza nemmeno un grido.

Prima ancora che potesse realizzare cosa era accaduto, vide Blanca correrle incontro.

L’abbracciò, respirando forte.

Le aveva salvato la vita.

«Ma dove hai preso quella?» esclamò Monica, sciogliendosi dall’abbraccio dell’amica, e indicando la pistola ancora calda che stringeva nelle mani.

Blanca deglutì, guardando i corpi inermi intorno a loro.

«Mia madre la tiene nell’armadio.»

«Tua madre…» disse Monica, mentre il suo cervello realizzava finalmente la portata della cosa.

«Sì» replicò Blanca. «Dobbiamo sparire. Le si spezzerà il cuore».

«Dove?» chiese Monica, mentre si allontanavano a grandi passi dalla sorgente abusiva.

«Non lo so… Ti piace la California? Ho ancora qualche contatto.»

«Ci troveranno in men che non si dica.»

«Allora, forse…» iniziò Blanca, poi si interruppe.

«Cosa?»

«Come si chiamava il tuo ragazzo italiano?»

«Max?» esclamò Monica, allargando le braccia. «Non lo sento da due anni.»

Blanca alzò le spalle. «Dobbiamo sparire sul serio, Monica.»

Monica sospirò.

«E sia… Italia, allora.»

Blanca aprì la portiera della sua auto, parcheggiata in bilico sul ciglio della stradina sterrata.

«Dobbiamo darci una mossa.»

«Non dovremmo nascondere i corpi?»

«Io là non ci torno» affermò Blanca, rabbrividendo.

Monica scosse la testa. «Nemmeno io…»

Blanca annuì.

Monica sospirò, abbracciando l’amica ancora una volta.

«Grazie… Ti devo la vita.»

Blanca sorrise. All’improvviso si era ricordata perché era tornata. Perché aveva lasciato perdere gli Stati Uniti, rifiutando una vita agiata e sicura. Non era nemmeno l’amore per il Messico, patria grande e piena di ardore, come di problemi, che pur coltivava in cuore suo.

Le cose importanti della vita erano altre.

«Non dirlo nemmeno» affermò, sorridendo all’amica.

«Puoi contare su di me… Sempre.»

Pubblicato da mattpaskal

Mattia Bernardini, classe '87, è un ingegnere elettronico, musicista e scrittore italiano. Mezzo toscano e mezzo romagnolo, vive al confine fra queste due regioni in mezzo ai monti dell'Appennino. Oltre al lavoro come progettista hardware, suona la chitarra elettrica in due gruppi musicali italiani che godono di una buona notorietà all'estero: Manovalanza e NH3.

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